venerdì 6 luglio 2012

Open Data? Dati a pagamento!


Scrivo questo post sugli Open Data dopo aver perso quasi due ore (e credo aumenteranno) per compilare una istanza di sgravio per una cartella esattoriale (poco trasparente) relativa ad un diritto camerale Anno 2009 di una attività di mia moglie cessata nel 2003, la cui modulistica era on line sul sito della Camera di Commercio (fatica enorme per spulciarla dai meandri delle pagine Web!) e che comunque deve essere presentata cartacea presso l’ufficio di competenza (lungi da noi usare una procedura elettronica on line, una mail, una PEC oppure antiquati fax)! Nonostante La Camera di Commercio di Trapani sia in rete con Open DataImprese!

Fissato, quindi, lo stato d’animo con il quale sto scrivendo parliamo dei paradossi della nostra “Open” Pubblica Amministrazione.
Siamo in piena rivoluzione Open Data: numerose regioni legiferano in materia (vedi la mappa di Ernesto Belisario);


Visualizza Leggi regionali in materia di Open Data in una mappa di dimensioni maggiori

lo Stato nel recente Decreto Sviluppo n. 83/2012 all’art. 18 obbliga tutte le amministrazioni a fare Open Data (leggi qui); molti portali e geoportali, istituzionali e non, vengono alla luce erogando servizi e dati più o meno aperti, ma comunque in linea con una tendenza ormai avviata che deve (o dovrebbe) portare  ad una visione dello Stato inteso come Open Government, ossia una pubblica amministrazione aperta ai cittadini, sia in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

In piena contrapposizione e in controtendenza, con la Legge26 aprile 2012 n. 44 che ha convertito, con modificazioni, il DL2 marzo 2012 n. 16, dal 1° ottobre 2012, per la consultazione telematica della banca dati catastale, si ritornerà a pagare i diritti erariali da versare all’Agenzia del Territorio!
Dire che si rimane basiti è poco; e citando un mio (ormai defunto) docente di matematica del liceo “Si rimane perplessi e sconcertati!”
E ancora più perplessi si rimane leggendo  il comma 5-novies dell’art.6 della suddetta Legge:”I tributi per la consultazione telematica delle  banche dati ipotecaria e catastale di cui ai commi da 5-sexies a 5-octies si applicano nella misura ivi prevista anche nel  caso  in  cui  i  dati richiesti vengano rilasciati in formato elaborabile.”
Il termine “elaborabile” taglia le gambe, secondo me, a qualsiasi velleità di Open Data, in termini di rilascio, ma, anche, in termini di riuso: penso a tutti quei geoportali che pubblicano in overlay dati catastali e che secondo questa norma “sembra” debbano pagare un tributo! Rimango in attesa di una gradita smentita!

Siamo nell’Italia delle tante velocità: l’Italia della Regione Piemonte, prima regione in Italia ad abbracciare la filosofia Open, e siamo nell’Italia dell’Agenzia del Territorio (ancora per poco: presto incorporata nell’Agenzia delle Entrate) che per consultare un dato che altri producono (mi riferisco al nostro lavoro quotidiano sul campo di rilevamento e aggiornamento) pretenderà dal 1° ottobre nuovi balzelli!
Ma siamo, paradossalmente, anche nell’Italia senza confini del Web che, da una parte mi permette di consultare gratis il Catasto Spagnolo (vedi qui) o ancora consultare tutte le informazioni di proprietà di un qualsiasi immobile di una cittadina americana (vedi qui), ma dall’altra mi costringe a fare 100 km in auto per raggiungere l’Agenzia del Territorio, per fare una semplice istanza di inserimento di un atto di aggiornamento catastale pregresso andato perduto tra centinaia di server di “Serpico”!