martedì 8 novembre 2011

Il database topografico


Mi sono reso conto, da quando vado in giro a fare formazione, che c’è poca conoscenza tra i colleghi riguardo ai Database Topografici. Ho deciso allora di scrivere qualcosa sull’argomento e di fare dei test di importazione usando il GIS Karto® R11.

I DbT (Database Topografici) sono nuove cartografie aerofotogrammetriche digitali che stanno, gradualmente, sostituendo le aerofotogrammetrie in formato dxf o dwg e sono la base cartografica ideale per una gestione GIS del dato territoriale.
La realizzazione del DbT nasce dalle operazioni di aggiornamento della cartografia tecnica: ripresa aerofotogrammetrica, inquadramento plano-altimetrico, restituzione numerica, ricognizione, revisione ed editing.
Ogni oggetto territoriale georeferenziato che popola il DbT è in formato vettoriale ed è rappresentato geometricamente mediante le primitive area, linea, punto, opportunamente corredato dal relativo sistema di coordinate e dagli attributi descrittivi e informativi.
Quindi, mentre, la classica CTR  è  un  prodotto  “Map oriented” , i DbT sono, attraverso una progettazione logica ad oggetti, una struttura “GIS oriented” che intende evitare la ridondanza della geometria.
La struttura del DbT è nata nell'ambito del gruppo di lavoro sui GIS dell’Intesa Stato, Regioni ed Enti locali (IntesaGIS), ripreso dal CNIPA (Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione) e oggi trasformato in DigitPA - Ente nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione.
Gli oggetti del DbT sono raggruppati in gruppi omogenei secondo una struttura gerarchica ripresa da IntesaGIS (vedi le SPECIFICHE PER LA REALIZZAZIONE DEI DB TOPOGRAFICI DI INTERESSE GENERALE):
  • 10 Strati (SS) 
    • Temi (SSTT)
      • Classi (SSTTCC)
Ciascuna Classe è caratterizzata da oggetti aventi la medesima geometria (punti, linee, aree) e viene memorizzata in Shapefile:
Areale (A)  - Lineare (L) - Puntuale (P)

Normalmente i DbT (come test ho utilizzato quelli della Lombardia) sono codificati secondo le specifiche di IntesaGIS, con nomi quali (la prima lettera indica, appunto, la geometria dello Shapefile):
  • A020102.shp che contiene l'informazione vettoriale
  • A020102.dbf  che contiene gli attributi
  • A020102.shx che contiene gli indici spaziali
  • A020102.prj che contiene informazioni riguardo al sistema di riferimento
  • ecc. il dataset di uno Shapefile può contenere altri files accessori, destinati a registrare indici spaziali (.sbn, .shx, .fbn, .fbx), indici di attributo (.ain, .aih) e metadati (.xml)
Le prime quattro estensioni le ho messe in grassetto per evidenziare che quei 4 file non possono assolutamente mancare nella composizione di uno Shapefile!

La cartografia di un Comune è composta da decine di file che caricati in un GIS vanno a costruire il mosaico completo di tutti gli elementi cartografici rappresentati (edifici, viabilità, idrografia,ecc.).
Ora dove sta il problema? Sebbene Karto® ha una procedura di importazione di Shapefile multiplo, (ossia una procedura che carica in un unico contesto tutti gli shp che vogliamo, andando a creare o un unico file grafico con relativi attributi o tante features quanti sono gli shp), nel momento che si caricano i dati la loro lettura può risultare molto difficile in quanto la cartografia è priva della grafia di rappresentazione e soprattutto i dati degli oggetti selezionati sono solo codici che l’utilizzatore deve interpretare:
Karto® invece ha un applicativo specifico per il caricamento del DbT che permette di:
  • Assegnare un suffisso, contenente la tipologia di dati presente in ogni file che compone il DbT, oltre il codice di identificazione (Il file A020102 che identifica gli edifici viene codificato come A020102_EDIFICI)
  • Creare la grafia dei dati secondo gli standard definiti (edifici, capannoni industriali, ecc)
  • Aprire i singoli file così creati contemporaneamente con un unico comando, avendo così la rappresentazione completa del territorio comunale
  • Creare delle maschere di consultazione dei dati che hanno la descrizione di quello che rappresenta il codice
  • Generare in automatico le relazioni tra tabelle di dati (per esempio dalla tabella relativa agli edifici posso consultare i dati relativi alle unità volumetriche)
Questo è il risultato che ho ottenuto caricando gli stessi shape con la procedura di caricamento dei DbT:
Come si nota l’aspetto grafico è sostanzialmente differente e la cartografia viene classificata e “vestita” secondo le specifiche standard.
Da un punto di vista meramente GIS i DbT sono la cartografia numerica per eccellenza! Non sono solo un nuovo modo di codificare la Cartografia Numerica ma, sostanzialmente, sono un nuovo concetto di dato spaziale.


Speriamo in futuro di trovare sui Geoportali regionali sempre più DbT scaricabili liberamente, poiché come risulta evidente avremo la possibilità di avere come cartografia di base non un semplice layer di sfondo, come abbiamo avuto fino ad ora con i dxf/dwg (fra l’altro spesso difficilmente gestibile), ma un potente strumento di analisi del territorio! Ma soprattutto auspico che i Geoportali pubblichino, oltre i DbT, anche i "dizionari dati" per decodificare le strutture (infatti non sempre sono perfettamente IntesaGIS -compatibili) e “vestire” le geometrie. La Regione Lombardia da questo punto di vista ha fatto un ottimo lavoro, rendendo pubblico quanto necessario, specialmente le legende alle diverse scale per la rappresentazione a colori e in B/N.


Ma senza dizionario dati e legenda, come dice spesso un mio caro amico, BISOGNA IMPROVVISARE....!!!

2 commenti:

matteo ha detto...

sarei interessato ad info su come sia possibile reperire questo tipo di file di un comune del veronese per la mia tesi di laurea.

grazie mille!

Maurizio Foderà ha detto...

Il Geoportale della Regione Veneto a questo indirizzo http://bit.ly/Klcg3y permette di consultare e scaricare molti dati territoriali.